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Un derby speciale PDF Stampa
Scritto da La redazione   

Questo non sarà il solito articolo che vi parlerà di tecnica o tattica, di diagonali e sovrapposizioni, di scienze dell’alimentazione o medicina sportiva… non darà nessun ausilio tecnico e neppure proporrà qualche esercitazione da utilizzare sul campo… perché nel posto dove si è giocato questa partita non ci sono conetti o cinesini, porte bifronti o palloni del numero tre, campi spelacchiati o spazi di lavori ristretti… c’è solo la voglia di sognare… di sognare un mondo migliore… di sognare di “tirare quattro calci ad un pallone” e “ricominciare a vivere”.
Perché allora un articolo del genere su un sito sportivo?

Perché credo che spesso noi che operiamo nel calcio ci dimentichiamo del vero scopo per cui abbiamo deciso di “buttare anima e corpo” dentro questo rettangolo, che talvolta regala illusioni e delusioni: credo che il motivo che ci spinge ad agire… sia la gioia che diamo e proviamo quando sentiamo il profumo dell’erba appena tagliata oppure le urla felici di un bimbo!
Quest’articolo, inviatomi da una persona straordinaria, racconta della forza del calcio… racconta della forza di un sogno… racconta la gioia nella disperazione… racconta… la forza dell’uomo!
Ci fa capire come la disperazione diventa gioia anche grazie al calcio… come in un posto dimenticato da quasi tutti si sia svolta una partita il cui unico risultato era una vittoria per tutti coloro che hanno partecipato e solo osservato: il cui solo partecipare era uguale a vincere e sperare!
In una parola, quest’articolo parla di gioia!
La felicità che spesso non ha più posto nei nostri campetti di periferia, dove il risultato è diventato l’unico obiettivo da raggiungere “a tutti i costi”, dove il “calcio dei bambini” ha lasciato spazio a quello degli “adulti in miniatura”, dove si respira spesso tensione e rabbia.

UN DERBY SPECIALE

Ore 17 di un caldissimo pomeriggio estivo. Siamo a Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno, in quel che rimane dello Stadio comunale dopo anni e anni di guerra…
Sugli spalti pochi spettatori, a fare il tifo e sventolare bandierine. Sono spettatori particolari: sono i pazienti del Centro chirurgico per vittime di Guerra di Emergency. Chi su una carrozzella, chi reggendosi sulle stampelle, tutti i pazienti del centro che non sono in terapia intensiva sono qui ad assistere ad una partita di calcio molto particolare, perché a giocarla sono gli ex pazienti del Centro.
Le squadre entrano in campo, zoppicando leggermente; si dispongono disciplinatamente su due file ed iniziano il riscaldamento. Un occhio attento nota una particolarità in entrambe le squadre: tutti i giocatori hanno una protesi di gamba. Due squadre, ventidue giocatori, ventidue gambe… questa si preannuncia come una partita molto anomala.
Un po’ di stretching, flessioni, saltelli, sotto l’occhio attento dell’allenatore: sono una squadra vera e fanno molto sul serio!
C’è Sarbast, 13 anni, che ha perso la gamba un paio d’anni fa, calpestando inavvertitamente una mina, mentre con suo nonno andava a caccia di conigli.
C’è Soran, 15 anni, che era con la mamma e la sorella a raccogliere verdure, e lo scoppio della mina è stato così forte che gli ha portato via la gamba destra, mentre sua sorella ha perso la vita.
C’è Fellah, anche lui ha perso la gamba destra giocando nei campi, mentre Farad, detto Schumi, ha 17 anni e le gambe le ha perse entrambe mentre pascolava il gregge.
Poi c’è Hussein, lui le gambe le ha, ma ha perso le mani maneggiando una mina.
Età e nomi diversi, ma una storia uguale per tutti: l’incontro con la mina, la perdita di un arto, l’ospedale di Emergency, gli interventi chirurgici, l’amputazione. Poi tutte le cure necessarie, il trasferimento nel Centro protesi e Riabilitazione, la fisioterapia, la realizzazione di una protesi. E ora, come a completare il ciclo, una partita di calcio.
Tra il pubblico ci sono ragazzi che hanno anche loro la stessa storia. Ma sono a metà del lungo percorso verso la riabilitazione completa… Sono stati operati da poco, stanno facendo fisioterapia in attesa che la protesi possa essere applicata. Ma per loro vedere questi “compagni di sventura” giocare e divertirsi è uno stimolo, una speranza.
Sanno che anche loro ce la potranno fare, sanno che nella squadra dell’anno prossimo, molto probabilmente, potranno giocarci anche loro. E questo dà la forza e la volontà di guarire.
In prima fila, sugli spalti di questo stadio scalcinato, ci sono tre fratelli. La loro storia va raccontata, perché non sia dimenticata. Sono Aram, Kawa e Mushin, rispettivamente 14,12 e 8 anni. Quando la loro tragica storia comincia sono 5 fratelli che vicino a casa trovano quello che a loro sembra un barattolo, ma è una Valmara 69, uno delle mine più terribili, di produzione italiana. Era stata pensata da un ingegnere, parecchi anni prima, per esplodere, uccidere, mutilare, ferire. E a distanza di tanti anni ha portato a termine il suo terribile compito: due fratelli sono morti all’istante, Aram ha avuto il torace e gli arti perforati da migliaia di schegge di metallo, Mushin ha perso la gamba destra, Kawa ha perso entrambe le gambe, il braccio destro e le dita della mano sinistra, tranne il pollice. Questo ha fatto una mina (italiana) a cinque fratelli.
Ma il loro sorriso ora, mentre seguono con attenzione la partita, è sincero e pieno di speranza.

CHI HA VINTO?

Vi chiederete come in tutte le partite di calcio… “chi ha vinto?”
Non è importante quale delle due squadre ha vinto.

IN QUESTA PARTITA HANNO VINTO TUTTI.

Hanno vinto i chirurghi, i medici, gli infermieri, i fisioterapisti e i protesisti.
Ma soprattutto hanno vinto quei ragazzi che non si sono arresi e hanno lottato per riconquistare la loro vita e la loro dignità.
E per una volta, hanno perso le mine antiuomo, coloro che le hanno costruite, coloro che le hanno disseminate a milioni su questo territorio.

CONCLUSIONE

Dopo aver riletto ancora una volta questo “derby speciale”, mi risulta molto difficile scrivere una conclusione degna di quanto è scritto e “sentito”.
Penso che qualche istante di silenzio personale sia più significativo di qualsiasi frase ad effetto; penso che questo silenzio si trasformi anche lui da rabbia per quanto letto a gioia per ciò che il calcio può fare! E per quanto possiamo fare noi!
Credo sia importante ricordarcene ogni volta che “scendiamo” su un terreno di gioco!

EMERGENCY

Emergency è una associazione umanitaria senza scopo di lucro, il cui obbiettivo è fornire assistenza alle vittime civili dei conflitti, ai feriti e a tutti coloro che soffrono altre conseguenze delle guerre quali fame, malnutrizione o carenza di cure mediche.
Emergency è una associazione, fondata in Italia nel 1994 indipendente dalla politica dei differenti Stati e Governi. E' aperta senza alcuna discriminazione politica, ideologica o religiosa a tutti coloro che ne condividono i principi e gli obiettivi e ne sostengono le attività umanitarie.

Per chi volesse saperne di più, www.emergency.it

“…io dico sì al dialogo perché la pace è l’unica vittoria, l’unico gesto in ogni senso che dà un peso al nostro vivere”
Liga-Jova-Pelù

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