Curiosità
Elogio al gioco... PDF Stampa
Scritto da Prof. Davide Venantini   

Come diceva Pablo Neruda “Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che c’è dentro di sé”. Sono daccordo sul fatto che enfatizzare oltremodo questo concetto sarebbe rischioso… ma vorrei riferirmi ,in particolare, al mondo del bambino. Il giocare è una caratteristica indelebile della specie umana, è il punto d’incontro fra individui di razza, ceto ed età diverse.

Attraverso il gioco traspare la natura umana con le sue paure, emozioni, conflitti quindi da non sottovalutare la valenza pedagogica dell’attività ludica.
Condizione essenziale per la realizzazione del gioco sarà il rispetto delle regole e come affermava Benedetto Croce “La regola del gioco non solo costituisce, di per sé, uno stimolante elemento di chiarezza e di sfida ma, nella regola, il gioco è definito e protetto attraverso una limitazione dell’arbitrario variare delle azioni”.

Durante il gioco non si hanno certezze, tutto è volubile, ci si trova in un continuo processo di adattamento. Il bambino quando gioca è immerso in una serie di atti imprevedibili che stimolano la creatività, intesa come la capacità di combinare diversamente le informazioni che si posseggono, realizzandone delle nuove mediante un’azione analoga.
Egli si confronta con se stesso, con i compagni e con il mondo che lo circonda, imparando a raggiungere e soddisfare i propri bisogni. Si autovaluta e allo stesso tempo socializza e collabora con gli altri. Tutto ciò rappresenta la base per il futuro sportivo e in particolare modo del calciatore.

La sana competizione rappresenta uno stimolo a eseguire compiti motori alla massima velocità, automatizzando il gesto tecnico con la medesima intensità della gara.
Nel gioco troviamo tutti gli obiettivi di una corretta programmazione: lo sviluppo degli schemi motori e posturali, delle capacità sensopercettive nonché di quelle motorie. In esso tutti gli allievi sono partecipi e protagonisti, alternandosi in ruoli d’attori e comprimari.

Ci si ferma sugli aspetti tecnici, con esercizi estenuanti e noiosissimi, ma soprattutto isolati dall’insieme che costituisce il gioco vero. E’ come se insegnasse ai nuotatori il “nuoto a secco”. E’ vero che si dimostra quali sono i movimenti per nuotare, ma senza l’elemento fondamentale: l’acqua; applicato al calcio: il gioco.
Purtroppo oggi viene a mancare a noi istruttori/allenatori il valido supporto della strada, quindi è nostro compito ricreare tutte quelle situazioni giocose che permettono massima libertà d’espressione del movimento.

I giochi all’interno di una seduta d’allenamento sono particolarmente indicati per il riscaldamento sia fisico sia mentale e sono preparatori per le esercitazioni analitiche alle quali seguiranno situazioni di gioco in cui la pressione di fattori esterni impone un’esecuzione corretta e rapida.
L’obiettivo alla fine è quello di far crollare un ennesimo luogo comune: rapidità esecutiva e precisione tecnica non possono coesistere.

Troppo spesso si confonde il gioco con lo sport. La differenza è sostanziale se la pratica ludica si esaurisce negli avvenimenti, la pratica sportiva esige il raggiungimento di certi obiettivi e il conseguimento di certi risultati.
Il dilagare della violenza fisica e verbale nel “mondocalcio” è l’emblema dell’eclissi dell’aspetto ludico.
In conclusione anche il calcio alla fine è solo un gioco……….

 
Magazine Menu
Editoriale
Curiosità
Campioni
Come fare
Collabora con noi
Siamo sempre alla ricerca di collaboratori ! Sei interessato a pubblicizzare i tuoi articoli le tue esercitazioni, i tuoi allenamenti.
Collabora con noi!
Ads Google